musica e incontri nel piccolo intenso mondo di Castelnuovo, antico rione di Recanati (MC)

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A tu per tu con Roberto Lucanero

Dura dal 2011 il sodalizio artistico che lega Roberto Lucanero e Marco Meo e che li ha portati nei palcoscenici dei più importanti festival di Bal Folk e di musica tradizionale in Italia e in Europa. Proprio in questi giorni stanno facendo ballare il saltarello marchigiano a Vialfrè, in Piemonte, dove ogni anno si svolge il “Gran Bal Trad”, un appuntamento unico per gli appassionati del genere. Roberto, con il suo organetto, e Marco, con il suo tamburello, porteranno all’edizione 2017 di Amantica il loro repertorio che possiamo ritrovare anche in “LuMe vivo”, disco registrato dopo due concerti live realizzati in una location molto speciale, la suggestiva osteria “Picciolo di Rame” nel Castello di Vestignano a Caldarola. Abbiamo incontrato Roberto Lucanero per rivolgergli qualche domanda in vista del concerto in programma sabato 22 luglio.

Nonostante il rapporto di amicizia e collaborazione con Recanati e la “bottega” Castagnari, quest’anno sarà la prima partecipazione ad AmAnticA sia per te sia per Marco…

Sì, sarà la prima volta per entrambi. In passato siamo stati invitati ma non hanno mai coinciso i tempi; tra luglio e agosto, infatti, sono sempre stato impegnato come ospite fisso in un Festival dedicato alla fisarmonica che si svolge nei Pirenei della Catalogna. E’ una bella realtà, con un museo e una scuola di folk, e c’è una sorta di gemellaggio tra le nostre attività: per il prossimo anno è in uscita un disco prodotto da loro in cui suono un organetto antico, un “Paolo Soprani” realizzato a Castelfidardo che ho personalmente riparato; il primo che, secondo le loro ricerche storiche, è arrivato dalla culla marchigiana dello strumento nei Pirenei. Quest’estate, però, gli impegni come papà mi trattengono in Italia, quindi abbiamo finalmente potuto accettare l’invito di AmAnticA: siamo felici anche perché divideremo il palcoscenico con François Heim, uno dei maestri indiscussi di organetto in Europa.

Com’è nato il vostro sodalizio artistico?

È nato tutto in maniera “garibaldina” qualche anno fa. Avevo cominciato già da qualche tempo a portare la musica e il ballo della tradizione marchigiana in diverse rassegne dedicate alla danza nel nostro Paese e all’estero, ed è stata una cosa bella perché sono stato il primo a proporre il saltarello negli stessi contesti della pizzica o delle sonorità francesi e anglosassoni. Marco canta, suona il tamburello, balla, è una sorta di mio alter ego, e si è creato sin da subito un duo strutturato, con il suo repertorio e in alcuni casi con le sue scelte arrangiative. Oggi ci esibiamo sia nei festival di Bal Folk sia in concerti di ascolto, dove il ballo può esserci o meno.

Con la vostra musica siete veri ambasciatori della “marchigianità” in Italia e nel mondo. Nelle parole che presentano “LuMe vivo” Marco afferma che la vostra forza “sta nella forza delle vostre radici”, tu Roberto sottolinei che entrambi appartenete “alla stessa tradizione Sibillinica” e vi considerate “anelli della catena che vi lega alle tradizioni della nostra Regione”. La Sibilla oggi è profondamente ferita e lotta per avere una speranza di rinascita: come vivete questa situazione?

Il terremoto ha colpito personalmente Marco portandogli via la casa e il lavoro, costringendolo, come tanti suoi concittadini e conterranei, a trasferirsi da Caldarola a Macerata. Con il suo gruppo “Lu trainanà”, che ha base a Caldarola ma di cui fanno parte anche ragazzi provenienti da Fabriano e dalla provincia di Fermo, sta cercando di realizzare un progetto molto importante in collaborazione con il Comune, che consiste nel creare una struttura che possa ospitare una scuola di musica e una sala prove. L’obiettivo è dare un motivo in più per tornare a ripopolare il paese e non rischiare che venga abbandonato. Nei concerti che abbiamo tenuto durante l’inverno, organizzati prima del sisma, sono stati raccolti i fondi necessari e speriamo che l’opera possa andare a buon fine al più presto superando gli ostacoli burocratici.

Eleonora Tiseni per AmAnticA