musica e incontri nel piccolo intenso mondo di Castelnuovo, antico rione di Recanati (MC)

0

Lamorivostri: canti di donne e libertà per le vie di AmAnticA

Domenica 23 luglio AmAnticA ospiterà il trio Lamorivostri, gruppo tutto al femminile dal fascino particolare e inconfondibile, dedito alla ripresa di molti temi musicali della tradizione storica e culturale delle popolazioni del Centro-Sud d’Italia, senza disdegnare l’influenza melodica dei mondi musicali dell’area mediterranea.  Le tre polistrumentiste sono Lavinia Mancusi (voce, chitarra, violino, tamburello), cantante dalla voce calda e rotonda, nonché violinista dal fraseggio dolce; Monica Neri (voce, organetto, lira calabrese), compositrice e studiosa delle musiche del centro sud, che di questa opera al femminile è l’ideatrice; Rita Tumminia (voce, organetto, tamburello), grintosa e passionale strumentista siculo-umbra.
Tradizione e innovazione caratterizzano la musica di questo trio, che regalerà al Borgo del Vento melodie intense e capaci di risvegliare la memoria della poesia popolare con un pizzico di creatività. Conosciamole meglio intervistando una delle tre musiciste, Monica Neri.

Tre voci, tre musiciste unite dall’amore per la canzone d’autore e la poesia popolare: raccontateci come è nato Lamorivostri.

Il progetto Lamorivostri nasce nel 2014 dal desiderio di tre donne che sentivano l’esigenza di mettere in musica la propria esperienza artistica: ognuna ha avuto percorsi diversi ma legati alla propria esperienza e alla musica tradizionale. É proprio la tradizione a essere il “motore”, la spinta emotiva del nostro lavoro, giustificato sia dagli strumenti che suoniamo, sia dalle storie che raccontiamo nei nostri brani. Personalmente avevo voglia di mettere in musica tutta quella che è stata la mia esperienza umana con la tradizione: ne è scaturito il primo lavoro discografico, che mi ha scoperta compositrice della maggior parte dei brani che lo compongono, supportato e integrato dalla presenza di Lavinia e Rita. Volevamo parlare di donne, ci siamo incontrate e abbiamo scelto questo repertorio che ci rispecchiava molto. Lo stimolo più grande è stato quello di Rosabella (a cui è dedicato un disco), una donna Arbëreshë di Sicilia, che attraverso i suoi diari ha raccontato la sua infanzia e adolescenza in un paesino albanese della Sicilia (tra i monti Sicani e quelli di Piana degli Albanesi, nel palermitano) e ci è sembrato che la sua esperienza somigliasse a quella di molte donne raccontate dalla poesia popolare. Rosabella ricrea l’immagine di una ragazzina che si vede già grande, che ama come una sposa, come chi aspetta l’amore che viene, come chi subisce l’amore perduto. Da lì siamo partite e abbiamo raccontato tutte le storie che potete ascoltare nel nostro lavoro discografico.

Come siete venute a conoscenza del festival folk AmAnticA, giunto alla sua ottava edizione, e per quale motivo avete scelto di partecipare?

Per chi suona l’organetto, il rione Castelnuovo, con la piccola-grande fabbrica della famiglia Castagnari, è un luogo di pellegrinaggio. Grazie a loro abbiamo saputo di questo Festival sin dalla prima edizione, conosciamo e ammiriamo tutti quelli che vi hanno suonato ed ora finalmente tocca a noi. È una grande emozione!

Pensate che le vie del “Borgo del Vento” possano essere la cornice ideale per esprimere in musica e canto la tradizione storica e popolare del Centro-Sud?

Assolutamente sì: i luoghi antichi sono quelli che più esprimono la storia, anche orale, di un popolo, per cui in un borgo antico, a nord o a sud, è importante ci sia la volontà e la voglia di ascoltare le varie diversità, sinonimo di uguaglianza sopratutto nella musica. Siamo pronte a portare i nostri brani in un luogo così caratteristico e ricco di storia come Castelnuovo.

Quanto è importante per voi la musica dal vivo e l’incontro diretto con il pubblico?

La musica dal vivo è importantissima, è il fine ultimo di tutto il lavoro, quello che viene restituito. Sono tutte quelle emozioni e la voglia comunicare che dai e che in qualche modo ti ritorna insieme agli sguardi, ai sorrisi e all’apprezzamento del pubblico.

Lamorivostri, dal lavoro d’esordio Rosabella, è uno dei pezzi più importanti del vostro repertorio, dove innovazione e tradizione si mescolano alla perfezione: pensate che questo binomio sia la vostra carta vincente?

Lamorivostri è per noi il brano più bello, quello che ha avuto più successo e vari riconoscimenti, tra cui il premio Andrea Parodi 2016, concorso italiano di world music organizzato dall’omonima Fondazione con la direzione artistica di Elena Ledda. Ci piace pensare e lavorare in termini di folk d’autore perché cerchiamo di mescolare temi tradizionali sia in testi sia in musica, includendo in qualche modo aspetti più legati alla “world music” (musica del mondo), un folk d’autore originale e che si distingue. Teniamo tantissimo a questo binomio perché crediamo faccia la differenza: abbiamo infatti un forte legame con la musica tradizionale, suoniamo strumenti tradizionali ed esprimiamo temi tradizionali in musica, però ci mettiamo dentro quello che ne viene fuori: musica e testi tutti, o quasi, originali.

Qual è il vostro rapporto con tradizione e il territorio di provenienza?

Il rapporto con la tradizione è importante: la creatività attraversa un’esperienza umana che esprime emozioni musicali. Questo in sostanza per noi è il valore della nostra musica, senza quell’esperienza non potremmo darle sfogo, proprio perché si ispira a momenti di vita quotidiana di ricordi, di immagini, di suoni, di gesti, d’incontri. Siamo molto vicine alla Sicilia, perché mia madre era Arbëreshë di Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, Rita ha origini siciliane e Lavinia campane, quindi siamo molto legate a questa terra, che ci portiamo dentro e che ci accompagna nei nostri lavori presenti e futuri.

Nei vostri brani vi rivolgete spesso alle donne, il vostro prossimo lavoro conferma questa scelta?

Stiamo lavorando al nuovo disco Teresa di mare, che uscirà entro l’anno e in cui non solo la musica, ma anche i testi saranno tutti, o quasi, originali. Questo lavoro si avvicinerà a temi più contemporanei come appunto la storia di Teresa, un’immigrata che tenta di attraversare il mediterraneo con la speranza di trovare una nuova libertà. Durante il suo viaggio, che purtroppo non avrà un lieto fine, le abbiamo voluto far incontrare i pescatori delle tonnare siciliane che tradizionalmente intonano il canto “leva leva”, e che in questa storia diventa il simbolo della tragedia dell’immigrazione che viviamo in questi anni. Poi ci saranno altri brani legati alle storie di altre donne, come Maria Occhipinti, una rivoluzionaria di Ragusa del dopoguerra, attivista e scrittrice, simbolo del movimento contro la chiamata alle armi; oppure la storia di Portella della Ginestra, una località montana del comune di Piana degli Albanesi, conosciuta per essere stata teatro, il 1 maggio 1947, della prima strage dell’Italia repubblicana ad opera della banda criminale di Salvatore Giuliano. Abbiamo scelto di raccontarla attraverso gli occhi di un bambino che vive quella tragedia in prima persona e chiede a sua madre di spiegargli i motivi di tanto dolore. Quindi tanta storia e tanta voglia di ricordare donne dimenticate dalla storia, ma che la storia l’hanno fatta.

Marta Affricani per AmAnticA