musica e incontri nel piccolo intenso mondo di Castelnuovo, antico rione di Recanati (MC)

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Intervista a François Heim

IL DUO HEIM : TUTTA LA COMPLICITA’ E LA MUSICALITA’ IN UN SOFFIO D’ARIA

22 Luglio, ore 21.30 – Piazzale Chiesa S.ta Maria Assunta

Quest’anno AmAnticA ha guardato Oltralpe e vedrà tra i suoi ospiti d’eccezione l’organettista francese François Heim accompagnato da sua figlia Camille all’arpa. Scopriamo insieme il lavoro di  questo grande maestro e ciò che lo ispira nei componimenti e nell’ideazione dei suoi metodi.

François, come ha scoperto l’organetto?
Ho iniziato con il pianoforte a 5 anni fino ai 7, presso il conservatorio di Strasburgo, dove abitavamo. A sette anni, poi, i miei genitori hanno traslocato nelle Cevenne (a sud del Massiccio Centrale) e lì, in campagna, non c’era nessun insegnante di pianoforte né di musica di qualunque tipo, così sono stato costretto ad abbandonare gli studi.
Nel 1979, a 13 anni, venne ad abitare vicino a noi un signore che suonava un po’ l’organetto e ho subito colto l’occasione: ripresi la musica e nel 1980 ho comprato il mio primo organetto con i miei risparmi. Proseguendo nella scuola, incontrai al liceo a Nîmes altri giovani con i quali potevo suonare, ed ho iniziato a seguire degli stage con Marc Perrone e con altri musicisti.
Dopo il mio baccalauréat (diploma di maturità), ho deciso di vivere di musica e ho seguito una formazione musicale completa.

E’ un conoscitore delle musiche tradizionali di numerosi paesi: questa passione è nata da una ricerca partita dallo strumento o si è sempre interessato al folklore indipendentemente dagli strumenti?
Penso di essere prima di tutto uno strumentista, e sono attirato da tutti i repertori che si suonano con l’organetto. All’inizio ne ho provati diversi, ma con il tempo mi sono specializzato nelle musiche dell’Est, poiché è il repertorio che mi ha coinvolto più di tutti gli altri, tanto che mi sono cimentato anche nella composizione, provando così l’esperienza della scrittura personale della musica, pur sempre influenzata da diverse correnti.

Organizza stage e corsi di gruppo. Per Lei il gruppo rappresenta un fattore importante nell’approccio allo strumento?
Penso che essere un musicista sia prima di tutto contatto e incontro con gli altri. Mi piace tanto suonare quanto insegnare e penso sia un modo di portare un po’ di felicità alla gente in questo mondo non sempre facile. Ho elaborato dei metodi per l’organetto e partecipato a numerose raccolte in collaborazione con J. Michel Corgeron e TRAD’Magazine. Ciò ha permesso di farmi conoscere e al contempo di darmi lo stimolo nel creare un luogo dove tenere miei stage: quello ideale non poteva che essere nelle Cevenne, nella casa di famiglia. Qui organizzo numerosi stage durante tutto l’anno, in particolare d’estate, ai quali intervengono diverse persone. L’anno scorso, il brillante Simoné Botasso è venuto ad animare un corso e mi piacerebbe ospitare anche Filipe Gambetta.

Quali altri elementi essenziali propone nell’approccio allo strumento?
Incentro il mio lavoro pedagogico sempre di più sulla musicalità. Quando ho iniziato a suonare non era facile trovare repertori, e gli animatori/istruttori insegnavano a orecchio solo i brani, senza preoccuparsi di questo aspetto. Oggi abbiamo tanti repertori e internet ci ha permesso di accedere a tutte le informazioni (spartiti, video, ecc.); il livello musicale quindi si è evoluto tantissimo, ma il lavoro pedagogico attorno alla musicalità è tutto ancora da fare, specialmente quello che riguarda l’uso corretto del soffio dell’aria.

Arriviamo ad oggi: conosce già Recanati, e soprattutto Castagnari. Come mai ha scelto di suonare un organetto di casa nostra? Quale è la loro particolarità? E’ una scelta legata al suo metodo?
Con la famiglia Castagnari è una lunga storia d’amore, li conosco dal 1990 e sono diventati cari amici.
Faccio parte della stessa generazione di Sandro e Massimo, che hanno preso le redini dell’azienda al tempo del nostro incontro e ho conosciuto anche i loro genitori.
All’inizio è stato un caso: mia prima moglie era di origine italiana e aveva i nonni a Macerata Feltria. Ci andavamo d’estate e ne approfittavo per venire a Recanati dalla famiglia Castagnari. A quell’epoca erano gli unici a fare begli organetti e adesso, seppur anche altri operano nel settore, preferisco comunque il loro lavoro.
E’ un caso anche che delle tastiere portano il mio nome, perché non ho inventato niente. E’ accaduto che, quando ho lavorato sui metodi per organetti per Trad’Magazine, ho dovuto proporre un sistema per le intavolature e di conseguenza i produttori hanno deciso di chiamarlo sistema Heim. D’altronde ho un sistema personale leggermente diverso che Castagnari ha chiamato Heim 1.

Quest’anno, suonerete ad AmAnticA per la prima volta…
Sono felicissimo di venire a suonare ad AmAnticA, so che saremo accolti benissimo e che il pubblico è caloroso e molto aperto. Non ho attese particolari se non quella di essere pronto all’ascolto e aperto ad incontrare e condividere con la gente.

Per l’occasione, suonerà con sua figlia Camille: può presentarci il Duo Heim?
Sono molto felice di suonare con mia figlia Camille, che mi ha accompagnato da Castagnari fin da quando era piccolissima. E’ cresciuta in un universo musicale, poiché sua madre è professoressa di fisarmonica cromatica ed io la portavo con me a concerti e festival. Ha cominciato l’arpa all’età di 5 anni e oggi ne ha 26, ha appena ottenuto un Master di orchestra in arpa classica in Germania dopo aver fatto il conservatorio di Parigi. E’ un gran piacere e un onore per me suonare con lei, che conosce il mio repertorio alla perfezione. Suoniamo le mie composizioni e anche delle musiche tradizionali che abbiamo arrangiato, abbiamo un universo piuttosto ampio: a me piacciono particolarmente le musiche dell’Est, a lei del Sudamerica, un bel miscuglio. Quello che adoro del suonare con lei è la complicità naturale, la facilità nel leggere e nel decifrare le intenzioni dell’altro lasciandoci libertà nell’esecuzione e d’espressione.

Per più informazioni: www.compagniebalagan.com

AmAnticA